Memorie di una Geisha
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Il mondo giapponese ha da sempre affascinato...
Molti scrittori si sono cimentati nella composizione di testi poetici secondo canoni giapponesi: Jean Louis Borges, Paul Claudel ed altri ancora...
Ma in cosa consiste questa poesia che ha attratto tanti scrittori?
In ordine storico abbiamo lo
                                                                     Choka
 una composizione che consiste di un gruppo di 2 versi di 5 e 7 sillabe ciascuno, ripetuto almeno due volte, terminante poi con un gruppo di 3 versi di 5 7 7 sillabe. 
Simile al choca è  il tanka di 5 7 5/ 7 7 sillabe, diviso in 2 gruppi di 5 7 5 e 7 7 sillabe ciascuno, di cui il secondo va in contrasto con quanto contenuto nel primo ed è stato quasi contemporaneo al Choka che consiste invece di 5 7 5 /7 7 sillabe, in 2 gruppi di 5 7 5 e 7 7 sillabe ciascuno, di cui il secondo va in contrasto con quanto contenuto nel primo. Successivamente nacque il waka (letteralmente poema giapponese). Fu usato per distinguerlo più tardi dal renga, Il termine waka comprendeva originariamente diverse tipi di poesia: principalmente tanka 
(poesia breve) e choka ( poesia lunga), ma includeva anche il Bussokusekika (composto di 5-7-5/7-7-7 versi), il sedoka (strutturato in 5-7-7-5-7-7 sillabe) e il katauta (frammento di poema strutturato in 5-7-7 sillabe spesso identificato come frammento del sedoka). Le ultime tre forme, comunque, caddero in disuso all’inizio del periodo Heian (794 al 1185) e il choka scomparve subito dopo.
Il  keiryū (dal giapponese, letteralmente, “torrente di montagna”) è un componimento poetico di quarantadue sillabe distribuite in cinque versi, secondo il seguente schema metrico: 7-9-8 / 9-9.
È un genere poetico dai toni metafisico-esistenziali e filosofici, il cui scopo è quello di consentire all'uomo una profonda e sincera indagine introspettiva.
I primi tre versi costituiscono lo izumi ("sorgente"), mentre gli ultimi due, ad essi intimamente connessi ma di più ampio respiro concettuale, formano il cosiddetto nazo no kaze (letteralmente, “enigma del vento”), ovvero un'incisiva e criptica conclusione (o un paradosso) che stimoli il lettore ad una riflessione esistenzialistica sul tema affrontato.
Nel  keiryū, a differenza di altri generi poetici quali, ad esempio, lo haiku e il tanka, le suggestioni ispirate dalla natura e dall'incessante alternarsi delle stagioni divengono occasione di (auto)analisi intimistico-spirituale, punto di partenza per un percorso di consapevolezza che, nel nazo no kaze, trova la propria essenza giustificatrice.
Altra forma di composizione in metrica giapponese è il bussokusekika: secondo il seguente schema 5-7-5/7-7-7
Il keiryu, di regola, non ha un titolo.

Articolo scritto da Rosemary3

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