Memorie di una Geisha
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Intervista a Moreno Tonioni

 

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Sono Moreno nella vita reale e never-more (assoluta negazione) quando esprimo emozioni in parole.nasco a Bologna nel settembre del 1959 e vivo nelle Dolciniane valli della Valsesia. Ottimo gourmet amo la buona cucina abbinata a buoni vini. Questa mia passione culinaria è stata per un importante periodo della mia vita un mestiere oltre che un amore. Ed è a questo amore che paragono la poesia.Come per un buon piatto si comincia dagli ingredienti che devono essere di prima scelta, freschi, profumati.

Le parole... una ricerca che non stanca mai perché la nostra bellissima lingua ha davvero un termine per ogni sfumatura di pensiero e d’emozione, e le parole giuste vanno ricercate, quasi scovate, come l'ingrediente speciale che renderà unico il piatto. Vanno poi uniti i vari elementi, a volte arditamente, aggiungendo un pizzico di follia e l'intuizione giusta affinché ogni ingrediente esalti l'insieme. Potrete leggere di me  su http://morenotonioni.scrivere.info/

 

 

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Già quando ero giovane adolescente, amavo fissare un momento, un'emozione, una sensazione, su un pezzo di carta piuttosto che su di un diario.

Questi scritti li riponevo in un cassetto della memoria. Parole scritte su un biglietto del treno, dietro la nota della spesa, su un tovagliolino di carta, in un quaderno; frasi e racconti, pensieri o un breve testo di una canzone legata ad un particolare momento, ed un giorno, circa sei anni fa, ho riaperto quei cassetti, trovandomi di fronte ad un me stesso diverso da quello che ero e sono oggi, ma lì c'erano tutti i semi del mio sentire, i passi dolorosi o gioiosi del mio cammino interiore, i dubbi ed i sogni.

Ripresi in mano carta e matita, ricominciando a scrivere, scoprendo l'immenso ed inesplorato mondo della parola in poesia.

 

 

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Ritengo la poesia un’inarrestabile movimento dell’anima nelle circostanze di un sentire che evolve. Pur amando ll poetare sciolto e libero, intessuto con metafore accese e desueti lemmi, la mia sperimentazione non s’arresta.
Poesia breve piuttosto che in rima sono state ragione di sperimentazione. Di queste amo le mie “Tacitiane” che nelle poche righe concesse sforzano trasmettere un’incisa emozione. Ultimamente mi sto avvicinando curioso alla poesia giapponese, ennesimo segno del mio bisogno di sperimentare.
In quale genere di poesia meglio mi esprimo… bella domanda alla quale mi verrebbe rispondere “nella poesia che ancora è a venire”.

 

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?

Ritengo che sia nel dolore la fonte ove intingo il mio calamo. Fosse il dolore composto di Pavese piuttosto di quello esposto del Cardarelli. Forse la sofferenza mai palesata di Bukowski o quella sin troppo mercificata della Merini. Non v’è musa ispiratrice assoluta nel mio dire ma muse che si succedono nello scorrere del miserennimo pedissequo vivere. Non v’è autore a cui faccia riferimento assoluto ma vi sono le parole di molti ad accompagnarmi.

 

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.
Non amo definirmi, credo essere ancor oggi materia in movimento. Molti dicono di me che il mio è uno scrivere colto e aulico… altri che  le mie parole sono di difficile lettura e prive di immediatezza. Ing & yang, sono i contrapposti che in eterna ricerca di equilibrio, determinano l’alternanza di scritti criptici di non immediata fruibilità a più brevi ed incise dirette parole

 

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?
L’amore adamantino, duro e puro come la pietra raffigurata spesso ricorre nei miei scritti. L’acqua come elemento vitale “acqua morta del fosso” piuttosto che “limpida sorgiva della giogaia”.
Un verso fra tutti che amo particolarmente “Amare è gioia del dare e stupore dell’avere”,

 

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Volgere lo sguardo verso un artista figurativo è certo fonte d’arricchimento e di ispirazione. Personalmente tendo a volgere lo sguardo all’amico piuttosto che a un perfetto sconosciuto. Mi soffermo ad osservare un vecchio piuttosto che un giovane. Di ogni incontro, casuale o meno si deve fare ragione di riflessione. Entrare in empatia con quanto ci circonda è ricca fonte ove soddisfare la sete di sentire.
Vorrei comunque porre cenno all’osservazione della natura, grande ispiratrice di poeti d’ogni genere e cardine della poesia giapponese che vado sperimentando con grandi soddisfazioni.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Le arti visive mi hanno sempre affascinato, sin da bambino amavo soffermarmi ad osservare un pittore di strada piuttosto che un gallerista… avrei voluto cimentarmici, ma la vita decide diversamente. Ritengo la fotografia una valida alternativa e in fotografia ho avuto molte soddisfazioni. Amo fissare un particolare, un momento, un istante. Si, dopo la parola è la fotografia a meglio rappresentarmi.

 

9) Quale tipo di letture preferisci?

Potrà sembrare assurdo ma devo confessare di essere un pessimo lettore. Il mio cammino poetico ha preso il via in tarda età e con esso il bisogno di leggere e conoscere. Le mie conoscenze letterarie altro non sono che frammenti rubati, un’infarinatura generale che approfondisco mano a mano mi si presenti ragione di interesse

 

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritto. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)

Preferirei non rispondere a questa domanda in ragione dei tantissimi che certamente dimenticherei o mancherei di  spazio per citarli. Seguo con vivo interesse molti illustrissimi sconosciuti miei pari, capaci di confezionare squisiti origami di parole in un verseggiare di rara squisitezza.  Molti di loro li ho visti “crescere” poeticamente e devo affermare con piacere che non è sempre o solo  nel poetare celebre che si riscontra bellezza.

 

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Al mio attivo ho un’autopubblicazione personale oltre alla presenza delle mie proposte in decine di silloge poetiche. Il mio volume titola “never-more” le urla del silenzio. Edito in proprio è distribuito nei punti vendita Feltrinelli e nel portale on.line dello stesso. Ritengo questo volume un’importante e innovativa espressione  di un redigere inedito nella forma e nei contenuti.
http://www.lafeltrinelli.it/products/9788891003423/Never-more/Tonioni_Moreno.html

 

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

L’essere eccentrici a mio avviso altro non è che una forzatura finalizzata al creare personaggio. Il mio nik è never-more, un uomo assolutamente slegato da convenzioni o omologazioni, seppur saldamente aderente al suolo. Se poi il mio vivere all’interno di quella convenzione che determina normalità, non mi impedisce di amare camminare a piedi nudi ovunque, di sperimentare continuamente fragranze e olezzi… di non avere limite alcuno se non nel rifuggere la prevaricazione dei diritti d’altri… ebbene forse sono eccentrico.

 

 

 

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

Non v’è il verso migliore, l’uno può esserlo a dispetto dell’altro in ragione dell’attimo emozionale vissuto.
Rilancio il verso già proposto a inizio intervista “amare è gioia del dare e stupore dell’avere”, inserita all’interno di “Ti mando a dire” pubblicata nella mia pagina personale.
Se posso vorrei chiudere con due diverse citazioni che aprono il mio libro in quanto le sento molto rappresentative de mio scrivere;


"Viviamo d'un fremito d'aria, d'un filo di luce, dei più vaghi

e fuggevoli moti del tempo, di albe furtive, di amori nascenti,

di sguardi inattesi. E per esprimere quel che sentiamo

c'è una parola sola: disperazione".

Vincenzo Cardarelli

 

L'italiano, tra non molto, sarà la più bella tra le lingue morte

e il linguaggio  di un tempo diverrà a breve

un oggetto estetico a rapido esaurimento nell'approccio col reale

Roberto Vecchioni

 

 

 


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