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Fiori di ciliegio e poi la sera
Fio ri di ciliegio e poi la sera



Fiori di ciliegio e poi la sera, parte II
Sabi, wabi, aware e yugen.



(Giardino di prugni sul ponte Shin- Ohashi di Ando Hiroshige)

Qualche tempo fa, mentre gironzolavo per il web a caccia di notizie sui maestri giapponesi di poesia, mi imbattei per caso in un interessantissimo articolo, firmato dallo scrittore Carlo Bramanti;
costui si chiedeva come mai, nelle scuole italiane, non venisse insegnata la poesia giapponese. Su tale scelta non è nostro compito indagare, però Bramanti sottolinea una cosa, sulla quale concordo pienamente. La lirica giapponese è un condensato di emozioni che si esplicano attraverso la scrittura di una poesia semplice ed istintiva, utilizzando piccole immagini, brevi ed essenziali. 2
La prime raccolte di lirica giapponese comparvero solo  nell’ottavo secolo e la forma originaria era il tanka, ovvero un componimento poetico breve costituito da cinque versi, ispirato al contrasto tra sentimento e natura, ovvero a  ciò che il poeta percepiva nella contemplazione del proprio stato d’animo e della natura che lo circondava.

Col tempo si arrivò ad una forma poetica assai breve, l’haiku – di cui abbiamo già parlato nel primo numero di Sagapò – e l’haikai; entrambi erano brevi componimenti di tre versi (il primo verso è formato da cinque sillabe, il secondo da sette ed il terzo ancora da cinque sillabe), che fornivano allo scrittore, la possibilità di svelare il proprio  stato  animo o un semplice pensiero, attraverso l’uso d’una lirica breve ed essenziale.
Maestri di quest’arte furono Matsuo Bashō   (di cui abbiamo già parlato nel precedente numero della rivista), e Kobayashi Issa.


L’haiku fissa con parole frammenti di vita, emozioni, contemplazione e stati d’animo e ce li restituisce come in uno scatto fotografico. E’ una sorta di “click” dell’anima. In esso è presente il minimalismo Zen, ovvero il piacere di gustare un momento unico e irripetibile, attraverso l’uso della poesia. E’ un fissare nei versi, un momento sfuggente, che mai più si presenterà alla nostra memoria e al nostro sguardo.
In esso c’è altresì l’apprezzamento per la natura, una valutazione  quasi mistica, data dall’osservazione di un petalo di un fiore, dal tuffo di una rana nello stagno, da un soffio di vento che agita l’aria.
Nell’haiku si concretizzano quattro stati fondamentali dell’animo umano: sabi, wabi, aware e yugen.

Sabi è la quiete, la pace, la solitudine, che avvolgono l’uomo ed il suo stato d’animo. E’ il distacco dalle cose, ma è un distacco non doloroso, bensì  consapevole e meditato, senza alcuna traccia di tristezza  e rimpianto.

Scende la notte
Sui profumi d’estate
Con le lucciole

Cala il sole
dietro le montagne
Ed è già notte

Wabi è  il rivelarsi dell'inatteso e del profondo senso dell'essere, dei gesti più modesti, di ogni piccolo evento; quando l’artista si sente depresso o malinconico, lo stato d’animo è detto wabi.
E’ allora che accadono cose impensabili, che fino ad allora ci sono parse impossibili e rimettono in moto lo scorrere della vita. E’ il riscuotersi dalla tristezza, l’uscire dalla rassegnazione e dalla passività, è accorgersi che sta per realizzarsi qualcosa che ci scuote dal torpore.

Nella tristezza
i colori del cielo
Svegliano i sogni

Nell’ora grigia
della rassegnazione
Una musica

Aware è il rimpianto, nostalgia intensa e tristezza, ed essere coscienti che ogni cosa ha un fine e tutto scorre, che ogni cosa è caduca, come il Tempo e le stagioni, mai uguali eppure sempre simili.
Non c’è nemmeno in questo caso sofferenza o senso di perdita, ma presa di coscienza che non è possibile fermare il Tempo ed il suo costante  fluire.

Sul vecchio tronco
le cicatrici antiche
Ricordano te


La primavera
scaccia l'eco del freddo
dal mio giardino

Infine lo yugen ovvero  la percezione improvvisa di qualcosa di misterioso e di strano, che allude ad un ignoto impossibile a scoprirsi, è il mistero e la sua inafferrabilità ed in questo arcano risiede la suprema bellezza delle cose. E’ il meravigliarsi di piccoli eventi, percepire una sorta di magia che si avverte nitidamente nel nostro animo.

Il mondo fugge
e scompare nel nulla
Monta la nebbia


Termino queste righe con uno scritto di Issa che trovo molto bello e pieno di spunti per riflettere, brevità di parole, ricchezza di immagini e contemplazione:

“Nel nostro mondo, anche
le farfalle sono stanche
sono stanche di vivere”
Issa Kobayashi (1763 – 1823)

Bibliografia:
wikipedia “Wabi-sabi”
http://www.poesia-creativa.it

Il maestro Matsuo Bashō   e Kobayashi Issa. Fonte Wikipedia


L'haiku, la poesia giapponese di Carlo Bramanti http://www.scriveregiocando.it/haiku.htm

Gli haiku riportati sono stati trovati in rete.


Articolo scritto da Eufemia

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