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In principio era lo haiku


Poesia breve ed evocativa, per molti sconosciuta, una magia che si sprigiona attraverso tre versi, che donano pace e un senso di arrivo, a coloro che scoprono la bellezza di questa poesia breve.
Ma vediamo nei dettagli di cosa si tratta esattamente.
L’haiku è  una forma poetica molto breve, costituita da tre versi di cinque, sette e ancora cinque sillabe. Per l'estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d'immagine. Tradizionalmente l'ultimo verso è il cosiddetto riferimento stagionale o kigo, ovvero un accenno alla stagione che definisce il momento dell'anno in cui viene composta o al quale è dedicata. Quando  l’haiku non contiene il kigo, si trasforma in un senryu, che ha un’uguale struttura in versi, ma non contiene alcun riferimento alla stagione. Ma di questo parleremo nei dettagli, in un prossimo articolo.
Il poeta che scrive kaiku deve essere capace in  tre versi, di racchiudere una profonda comprensione spirituale della natura in uno spazio espressivo assai  limitato. Deve riuscire ad esprimere il senso dell’infinito e dell’intangibile attraverso una personale rielaborazione e sensibilità, rispettando la brevità imposta dal tipo di composizione poetica.
Ne nascono poesie, che ad una prima lettura, rapiscono la mente del lettore, inducendolo a soffermarsi su ogni parola, a vederne sfumature intrinseche, inducendolo ad interpretare, immaginare, frugare nella mente di chi ha composto quei tre versi.
E’ come quando si osserva un magnifico dipinto di un famoso pittore, e si entra in una sorta di comunione spirituale con la  mano e la mente dell’artista.
 L’haiku deve avere le caratteristiche dell’immediatezza e deve essere capace di esprimere sensazioni concrete, date per esempio dall’osservazione di una luna in un cielo d’Autunno, o dalla profonda commozione nell’osservare la bellezza di un fiore d’Estate.
Il linguaggio deve essere semplice, ancorarsi agli aspetti della vita di ogni giorno e allo stesso tempo usare un tono riflessivo.
Gli haiku tradizionali non hanno alcun titolo.


Tra i maggiori poeti di haiku si ricordano Matsuo Bashō, Yosa Buson, Kobayashi Issa, Masaoca  Shiky, Chiyo. Hanno composto haiku anche Jorge Luis Borges (I diciassette haiku), Paul Claudel (Cento frasi per ventaglio), Allen Ginsberg ed Edoardo Sanguineti.

Il maestro Matsuo Bashō

Matsuo Bashō  (Ueno 1644 – Ōsaka, 1694) è stato un poeta giapponese del periodo Edo: probabilmente il massimo maestro giapponese della poesia haiku.


Bellissimi i suoi haiku, tre versi che sono come una sosta in un meraviglioso giardino di ciliegio, mentre l’occhio indugia sui pallidi raggi di luna.

Notate la semplicità di questi  haiku:

Il silenzio
penetra nella roccia
un canto di cicale

O di questo

Stanchezza:
entrando in una locanda,
i glicini

(katabirete
yado karu koro ya
fuji no hana)

o ancora

Erba estiva:
per molti guerrieri
la fine di un sogno

(natsukusa ya
tsuwamono domo ga
yume no ato)

E’ solo l’inizio amici lettori, di questo meraviglioso viaggio attraverso i meandri dell’antica poesia giapponese: da assaporare, gustare, meditare, a qualsiasi ora del giorno o della sera. Mentre muore l’ultimo raggio di sole, o quando sorge la timida alba di Primavera. Seduti, assaporando un sorso di té e negli occhi, il riflesso dei glicini, silenziosa immagine d’un sogno d’Estate.

Articolo scritto da Eufemia

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